Settimana della Ricerca per la Relazione Socioeconomica e Territoriale del Piemonte

“Dentro il Piemonte: verso una nuova geografia amministrativa”

Mercoledì 15 Giugno 2016

Il modello di organizzazione dello Stato, già fondato secondo il dettato originale costituzionale sui Comuni, Province e Regioni, sembra aver fatto il suo tempo. La conurbazione e i flussi per lavoro e studio hanno destrutturato la base delle comunità comunali, l’automobile ha modificato la maglia della prossimità mentre la gerarchia dei centri amministrativi e di mercato è saltata con l’avvento della telematica e dell’informatica, delle reti lunghe competitive imposte dalla globalizzazione. La ricerca di ambiti territoriali ottimali, di livelli ottimali di esercizi, l’obbligo delle unioni per i piccoli comuni, l’incentivazione delle fusioni, il policentrismo delle Città metropolitane, sono tutte forme di ricomposizione, in risposta alle esigenze nuove emerse. Resta tuttavia difficile esplicare un quadro organizzativo chiaro e coerente: le unioni di comuni vengono riformate, poi distrutte e quindi ricostruite su base volontaria; le Province precedentemente enfatizzate le si prova a ridurle, quindi le si trasforma in enti di secondo livello in attesa di una loro abolizione, mentre permangono le Regioni a statuto speciale in un contesto europeo che parla di Macroregioni. Anche la governance sembra subire gli stessi processi tra spinte orientate al decentramento e/o alla decentralizzazione, alla Multi-Level Governance, alla cooperazione, all’integrazione, alla Strategic Governance, alla ricentralizzazione.
Tutto questo si riflette anche a scala regionale dove i tentativi di nuovi Piemonti della pianificazione (si pensi agli Ambiti di integrazione territoriali e ai Quadranti del Piano territoriale regionale del PTR del 2011) si scontrano con una scarsa pervasività interna e con un quadro legislativo nazionale che certo non aiuta e che non ha modificato i confini provinciali né affrontato il problema del Local Administrative Unit di secondo livello (il LAU 1). Lo stesso processo di costituzione delle Unioni dei comuni, cui la Regione Piemonte ha dato attuazione con la L.R. 11/2012, o della costituzione della Città metropolitana, non sembrano seguire le indicazioni contenute nel Piano territoriale. Provare a chiarirsi le idee presentando anche un paio di esperienze esemplari appare una necessità cui rispondere.

Saluti:
Mario Viano, Presidente dell’IRES  -audio intervento
Marco Sisti, Direttore IRES-Piemonte  -audio intervento

Il Piemonte
- Fiorenzo Ferlaino (Dirigente IRES-Piemonte) Introduzione, -scheda  -audio intervento
- Giovanni Paludi (Dirigente alla Pianificazione, Regione Piemonte), I quadranti del Piemonte; -audio intervento
- Giuseppe Dematteis (Politecnico di Torino), Gli Ambiti di Integrazione Territoriale; -slides  -audio intervento  -contributo
- Giannicola Marengo (Dirigente Territorio e Trasporti, Città metropolitana di Torino), Le Zone omogenee della Città metropolitana; -slides -scheda -audio intervento
- Marco Bussone (UNCEM), Le Unioni e le Fusioni dei Comuni -slides -audio intervento

Casi esemplari:
- Rita Filippini (Servizio Riordino, Sviluppo istituzionale e territoriale), Dalle Unioni alle Fusioni. Il caso della Regione Emilia-Romagna. -slides  -audio intervento
- Carlo Daldoss (Assessore alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa), Il caso delle fusioni del Trentino Alto Adige.  -slides  -audio intervento

Testimonianze e dibattito (testi pervenuti)
Aldo Gandolfi, Comitato AMIunaCittà
Claudio Gay, Comitato fusione Val Pellice

Conclusioni:
- Aldo Reschigna, (Vice Presidente della Regione Piemonte), Le prospettive future. -audio intervento

Materiali di approfondimento